(A di Anna - 15 aprile 2011)
Visualizzazione post con etichetta Così va il mondo. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Così va il mondo. Mostra tutti i post
venerdì 15 aprile 2011
giovedì 20 gennaio 2011
lunedì 9 agosto 2010
giovedì 5 agosto 2010
domenica 22 marzo 2009
Kanji, questi sconosciuti
Si sa, il giapponese (come tutte le lingue orientali) è difficile da imparare, e ancora di più da scrivere. Comprensibili dunque gli errori commessi dagli stranieri, affascinanti invece quelli fatti dai giapponesi. Il fascino raddoppia se perfino il capo del governo sbaglia a leggere la sua lingua madre facendo delle gaffe clamorose e sfiorando una crisi internazionale.
È successo a Taro Aso, attuale leader del governo giapponese, ormai famoso, e non solo in patria, per le sue devastanti “uscite”: durante un discorso ufficiale ha definito i rapporti con la Cina “ingombranti”, al posto di “frequenti”. Un lapsus? Certo che no, ha semplicemente sbagliato a leggere, anche perché non era la prima volta. In passato, parlando della politica della maggioranza, ha usato la parola “fetore” invece di “seguire”. È venuto fuori che il governo “puzzava”.
Come sono possibili questi errori? La scrittura giapponese ha due tipi di segni grafici: i kana (katakana e hiragana) e i kanji, gli ideogrammi derivati secoli fa dalla Cina. Avendo molti caratteri letture che variano a seconda del contesto, spesso è facile confondersi.
Non è mancata, da parte di qualche giornale scandalistico giapponese, perfino la pubblicazione della lista “ufficiale” dei kanji che il primo ministro non sarebbe in grado di leggere. Ma c’è poco da ridere: secondo un sondaggio condotto (proprio dal governo) nel 2007, almeno un quinto dei giapponesi di età superiore ai 16 anni si imbatte di frequente in qualche carattere che non sa interpretare, mentre il 30% ha problemi a riprodurli senza averli sott’occhio. E ben la metà degli intervistati confessa di dover ancora “fissare” ben a mente i 1.945 caratteri minimi, fissati dal Ministero dell’Istruzione, necessari alla vita quotidiana. Non a caso in Giappone spopolano libri per imparare a riconoscere (e a scrivere) gli ideogrammi. Uno degli ultimi successi editoriali? “I caratteri che sembrano semplici da leggere ma facili da confondere”: 800.000 copie vendute in pochi mesi.
(da Tokyo - pubblicato su "A" per "Così va il mondo", marzo 2009)
È successo a Taro Aso, attuale leader del governo giapponese, ormai famoso, e non solo in patria, per le sue devastanti “uscite”: durante un discorso ufficiale ha definito i rapporti con la Cina “ingombranti”, al posto di “frequenti”. Un lapsus? Certo che no, ha semplicemente sbagliato a leggere, anche perché non era la prima volta. In passato, parlando della politica della maggioranza, ha usato la parola “fetore” invece di “seguire”. È venuto fuori che il governo “puzzava”.
Come sono possibili questi errori? La scrittura giapponese ha due tipi di segni grafici: i kana (katakana e hiragana) e i kanji, gli ideogrammi derivati secoli fa dalla Cina. Avendo molti caratteri letture che variano a seconda del contesto, spesso è facile confondersi.
Non è mancata, da parte di qualche giornale scandalistico giapponese, perfino la pubblicazione della lista “ufficiale” dei kanji che il primo ministro non sarebbe in grado di leggere. Ma c’è poco da ridere: secondo un sondaggio condotto (proprio dal governo) nel 2007, almeno un quinto dei giapponesi di età superiore ai 16 anni si imbatte di frequente in qualche carattere che non sa interpretare, mentre il 30% ha problemi a riprodurli senza averli sott’occhio. E ben la metà degli intervistati confessa di dover ancora “fissare” ben a mente i 1.945 caratteri minimi, fissati dal Ministero dell’Istruzione, necessari alla vita quotidiana. Non a caso in Giappone spopolano libri per imparare a riconoscere (e a scrivere) gli ideogrammi. Uno degli ultimi successi editoriali? “I caratteri che sembrano semplici da leggere ma facili da confondere”: 800.000 copie vendute in pochi mesi.
(da Tokyo - pubblicato su "A" per "Così va il mondo", marzo 2009)
sabato 24 gennaio 2009
Fallo dove vuoi. Ma non sulla metro
Please do it at home ("Per favore, fallo a casa") è la straordinaria "campagna delle buone maniere" iniziata ad aprile dell'anno scorso dalla Tokyo Metro Corporation, società che gestisce 9 linee della metropolitana di Tokyo.Ogni mese un nuovo manifesto invade stazioni e banchine: si va dal non parlare al telefonino al non truccarsi, dal non stravaccarsi sul sedile al non usare l'ombrello come mazza da golf, dal non ascoltare la musica a volume troppo alto al non cercare di prendere la metro quando le porte si stanno per chiudere. La grafica è semplice e il messaggio ben evidente: per favore fallo a casa, al bar, in montagna, sulla spiaggia, su un campo da golf. Ma non in metropolitana. Sempre lo stesso signore (l'occhio del Grande Fratello) fa da spettatore: guarda, sopporta e tace. Ma giudica in modo categorico. Eccolo qui, il Giappone: tanto accogliente quanto inflessi
Ma è proprio vero che i giapponesi non sanno come comportarsi in metropolitana? Se lasciamo perdere chi si eccita facendo la mano morta durante il sovraffollamento mattutino (e che ha portato all'istituzione della carrozza riservata, fino alle 9:30, alle donne), non si può certo dire che sui vagoni si respiri un'atmosfera così selvaggia come i manifesti lasciano intendere. È vero: ragazzine che si truccano, ubriachi ondeggianti sull'ultimo treno di mezzanotte ed esagitati che ascoltano musica ad alto volume ci sono, ma in una metropoli che conta più di 12 milioni di abitanti (e dove comunque il tasso di criminalità è tra i più bassi al mondo) ci si aspetterebbe ben di peggio. Ad ogni modo, la campagna durerà fino a marzo, sperando che "l'etichetta metropolitana" dia i suoi frutti.
(da Tokyo, Paolo Soldano - pubblicato su "A")
Iscriviti a:
Post (Atom)






