Ecco una cosa che, ne sono assolutamente certo, non capiterà mai in Italia: un uomo giapponese di 49 anni ha letteralmente gettato al vento - in corrispondenza di un casello autostradale, in piena ora di punta, e prima di essere bloccato dalla polizia - centinaia di banconote da 10.000 yen (sì, avete capito bene: soldi) per un valore complessivo di oltre 20.000 euro. Almeno questa è la cifra che la polizia è riuscita a raccogliere una volta essere stata chiamata da uno dei tanti testimoni dell’accaduto. Il soggetto autore dell’exploit è stato in seguito ritrovato a un paio di chilometri dal luogo “dell’incidente” in evidente stato confusionale. Immagino fossero molto più che confusi i familiari del Robin Hood giapponese, secondo i quali l’uomo sarebbe in realtà uscito di casa con più di 50.000 euro, di cui evidentemente si era già sbarazzato in qualche altro modo bizzarro. Improvvisa pazzia, stress, voglia di giustizia sociale, struggenti rimorsi per qualche peccato inconfessabile? Chi può dirlo. Ma la vera domanda è: non poteva capitare al mio vicino di casa? (pubblicato su A numero 23, 10 giugno 2010)
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giovedì 5 agosto 2010
Vicini al dovere
Chiamatelo senso del dovere, costanza, abnegazione: la verità è che quando i giapponesi si mettono in testa una cosa, fanno di tutto per ottenerla. Anche stando in due in un armadio 3 ore ogni pomeriggio per 6 giorni di fila. E’ successo a Wakayama, a sud di Osaka, dove due integerrimi tutori dell’ordine hanno pensato bene di nascondersi nell’angusto spazio nel tentativo di cogliere sul fatto quello che si è poi rivelato essere un ladruncolo sedicenne, reo di aver sottratto la bellezza di 862 yen (6 euro e 80) a un povero 83enne. Altro che barzellette sui carabinieri. Dopo essere stati nell’armadio della camera da letto dell’anziano signore ogni giorno (per quasi una settimana) tra le cinque e le otto di sera (orario stabilito di due micro furti precedenti) i due poliziotti hanno finalmente risolto il caso, beccando il ragazzino con le mani nel sacco. Ma la vera domanda è: quali segreti e inconfessabili verità si saranno rivelati i due compagni in quella buia intimità? Impossibile anche solo immaginarlo.
domenica 18 aprile 2010
Prova con la zanzara
Non sei mai riuscita a capire quanti anni avesse il tizio con cui sei uscita per il tuo primo appuntamento al buio? Niente paura, alla prossima occasione basterà munirsi dell’ ingegnosissimo “Mosquito Sound Age Prediction Machine”, dispositivo elettronico ovviamente Made in Japan che emette suoni simili al ronzio di zanzara. Immaginate di essere a cena con una persona appena conosciuta, e di voler sapere quanti anni ha: basta accendere il piccolo aggeggio (disponibile in nero o rosa, meno di 8 euro il costo), regolarlo sull’intensità desiderata, e aspettare la reazione di chi avete di fronte. Più le persone invecchiano, meno sentono, soprattutto suoni acuti: se quello che si è presentato come un ruspante quarantenne in carriera comincia a scacciare zanzare inesistenti all’intensità più bassa, saprete subito che si tratta in realtà di un trentenne scapestrato. Il dispositivo, assicura l’azienda produttrice, può anche essere usato per simpatici scherzi o semplicemente per infastidire gli amici.
(pubblicato su "A"numero 14 - 8 aprile 2010)
(pubblicato su "A"numero 14 - 8 aprile 2010)
domenica 8 novembre 2009
Tatami, e luce fu
Uno degli aspetti che rende affascinante il Giappone è la compenetrazione di tradizione e tecnologia. Prendiamo il tatami, ad esempio, la classica pavimentazione giapponese composta da pannelli rettangolari di paglia di riso intrecciata e pressata. Da sempre presente nelle case nipponiche, con la costruzione di nuovi edifici in stile occidentale sta diventando, anno dopo anno, sempre meno popolare. A rivitalizzare la domanda e riportare il tatami ai fasti antichi ci sta pensando la Murakami Sangyo, azienda giapponese del settore, che ha realizzato e commercializzato il primo tatami che s’illumina. Grazie a LED inseriti a dovere, il pavimento viene leggermente illuminato, creando un’atmosfera davvero particolare. Quattro colori disponibili, inclusi il bianco e il nero. Unico difetto (almeno a mio parere) è il prezzo: a partire da 600 euro per un tatami da 90 centimetri per 90. Aspetterò la versione impermeabile, già in fase di progettazione, da utilizzare dove fino a pochi anni fa era del tutto impensabile: a bordo piscina o, perché no, in bagno.
(pubblicato su "A" numero 45, 12 novembre 2009)
(pubblicato su "A" numero 45, 12 novembre 2009)
Ponyo
Da tempo mi chiedo come mai il senso giapponese del bello non trovi corrispondenza nella salvaguardia del paesaggio. Deturpare il territorio non è mai stato un grande problema per i giapponesi (vedi l’inutile cementazione del letto dei fiumi, per dirne una). Grazie a un film di animazione, pare che le cose stiano cambiando. Un tribunale giapponese ha infatti bloccato i lavori di costruzione sulla costa di Tomonoura (prefettura di Hiroshima), dove Miyazaki, vincitore di un Premio Oscar, passò un paio di mesi traendo aspirazione per il film d’animazione “Ponyo sulla scogliera”, famoso in tutto il mondo e uscito in Italia a marzo di quest’anno. Il giudice ha motivato la sentenza dicendo che “Tomonoura è proprietà del popolo giapponese. Se il progetto venisse completato, sarebbe impossibile ristabilire la bellezza scenica dell’area”. Per la NHK (la televisione di stato) è la prima volta in assoluto che un tribunale giapponese blocca dei lavori pubblici per preservare un paesaggio.
(pubblicato su "A")
(pubblicato su "A")
giovedì 10 settembre 2009
Un gelato spericolato
Estate: sinonimo di vacanze, relax e di... gelato. Possibilmente non al polipo, al mais, alla patata o al pomodoro, come hanno invece pensato bene di inventarsi qui. Arrivano dal Giappone i gusti per tutti i gusti, soprattutto quelli più disgustosi. Il pesce vi fa semplicemente impazzire? Provate il gelato al gamberetto, al granchio, al tonno, alle ostriche, all’anguilla e (perché no?) alla balena. Meglio la carne? Se siete troppo schizzinosi dal provare il gusto alla lingua di bue, potete sempre rifugiarvi nei più tradizionali sapori alle ali di pollo o al cavallo. Volete proprio fare i diversi? I gusti all’aglio, agli spinaci o al curry indiano potrebbero fare al caso vostro. Amate il pericolo? Buttatevi sul gelato al serpente a sonagli. Tradizionalisti? Eccovi accontentati con i gusti alla zuppa di miso, al wasabi o alla salsa di soia. Se invece preferite una cosa leggera, una bella coppetta al riso e non ci pensate più. Pare proprio che qualsiasi ingrediente valga la pena essere provato. Dagli altri.
(pubblicato su "A" numero 35 - 9 settembre 09)
(pubblicato su "A" numero 35 - 9 settembre 09)
Burocrazia.net
Perché non abbiamo anche noi un “Quartier Generale Strategico per l’Information Technology”? Entro quattro anni il Giappone ha in programma di mettere in rete un portale (è stato definito “l’emporio” dell’amministrazione) che permetterà ai cittadini di accedere a una vastissima gamma di servizi pubblici: grazie alla “casella postale” on-line (niente paura, hanno assicurato che gli standard di sicurezza sono elevatissimi) i cittadini potranno gestire le loro informazioni personali, dal controllare la registrazione dei loro pagamenti per la pensione pubblica all’ottenere una copia del certificato di residenza (spero sia prevista anche la versione inglese). Il progetto fa parte della famigerata “e-Japan strategy”. Lo spirito è quello di “incoraggiare la creatività attraverso lo scambio di conoscenza tra i cittadini” e abbattere le barriere fisiche, geografiche ed economiche. Il tutto coprendo il 100% del territorio con reti internet ultra-veloci e realizzando “l’amministrazione pubblica elettronica”.
giovedì 2 luglio 2009
L'indice del pesce rosso
Un cellulare, un pesce rosso e uno nero, una boccia e un gatto: ecco come si cura lo stress in Giappone. L’Università Tokai ha sviluppato, insieme a un’azienda giapponese, il cosiddetto “Indice della Boccia del Pesce” (giuro che si chiama così) che visualizza direttamente sul telefonino quanto siamo stressati. Il pesce rosso rappresenta noi stessi, e appare sempre più malandato a seconda del nostro livello di stress; quello nero diventa sempre più aggressivo a seconda della tensione che raggiungiamo con le altre persone; il gatto indica lo stress sociale, la boccia quello in famiglia. Nel caso di ansia elevata, il primo cercherà di mangiarci, la seconda si romperà. Se il sistema arriva alla conclusione che siamo dei malati di mente, ci indica dove andare per avere un consulto. I responsabili dell’entusiasmante progetto sono perfino riusciti a dichiarare che hanno creato tutto questo perché preoccupati che il livello di suicidi (quasi 33.000 l’anno scorso - uno ogni 16 minuti) possa aumentare a causa della crisi. Non pensavo che avrei rimpianto il Tamagochi.
(Tokyo, 11 giugno 2009 - pubblicato su "A" del 2 luglio '09)
(Tokyo, 11 giugno 2009 - pubblicato su "A" del 2 luglio '09)
domenica 7 giugno 2009
Com'era verde la mia casa
Alzi la mano chi non ha mai desiderato avere una casetta sull’albero, in cui nascondersi per stare da solo o invitare gli amici. Terunobu Fujimori, classe ’46, vulcanico architetto giapponese (ha partecipato anche alla Biennale di Venezia del 2006), si è costruito nella prefettura di Nagano una casa da tè che regge semplicemente su due tronchi di castagno, a circa otto metri dal terreno. Alla casetta sull’albero, ironicamente chiamata “Takasugi” (letteralmente “casa da tè costruita troppo in alto”), si accede tramite due scale a pioli: al termine della prima gli ospiti devono togliersi le scarpe e lasciarle sul mezzanino. Completamente fatta di bamboo e cartongesso, delle dimensioni di circa 3 metri quadri, ha anche tre finestre dalle quali si scorge il panorama della vallata. Certo, l’impressione è che potrebbe cadere da un momento all’altro e non penso sia il posto più sicuro al mondo dove rifugiarsi in una giornata di vento. Ma immagino la magia che si respira una volta lì dentro.
(da Tokyo - pubblicato su "A", 11/6/09)
(da Tokyo - pubblicato su "A", 11/6/09)
domenica 12 aprile 2009
Metropoli senz'anima
È stato definito “straordinario”, “originale”, “un efficace ritratto d’atmosfera della città e dei suoi abitanti”: basta solo il sottotitolo per capire che “Tokyo! – Tre visioni di esistenza” è uno di quei film di cui si parlerà, nel bene e nel male (e probabilmente solo su internet, visto che in Italia non si sa bene se e quando uscirà nelle sale). Tre registi (di cui uno coreano), tre storie, un’unica città che fa da sfondo alle vite di tre personaggi inquietanti: una donna con disturbi psichici che si trasforma in sedia, un “hikikimori” (fenomeno tutto giapponese di chi si ritira in casa per anni senza uscirne mai) che si innamora di una ragazza con tatuaggi speciali che consegna pizza a domicilio, e una specie di eremita dalle unghie lunghissime e dallo strano linguaggio che vive nelle fogne di Tokyo, arrestato per un attacco terroristico. Allucinazioni allo stato puro che raccontano una delle città più popolate al mondo, dove alienazione e solitudine sono all’ordine del giorno. Sarò pronto a guardarlo?
(da Tokyo - pubblicato su "A" 15/09)
(da Tokyo - pubblicato su "A" 15/09)
domenica 22 marzo 2009
Giapponesi si nasce
Sono sempre stato affascinato da processioni, balli, culti, preghiere e riti propiziatori, e non c’è dubbio che il meraviglioso mondo delle feste popolari giapponesi rappresenti una realtà tutta da scoprire. E qualche volta impossibile da ignorare, soprattutto quando sono coinvolti 9.000 uomini radunati in una notte d’inverno, semi-nudi, esagitati e per di più bagnati con acqua fredda (per purificarsi). La Saidaiji Eyo (una delle tre più antiche cerimonie del Giappone) è arrivata quest’anno alla sua 500esima edizione, riuscendo a radunare migliaia di persone vestite solo di “fundoshi” (il perizoma giapponese, tanto per intenderci) propense a raggiungere in tutti i modi una sorta di amuleto dai leggendari flussi benefici. E tutto questo perché il “vincitore” possa essere eletto dai monaci del tempio “uomo fortunato dell’anno”. In confronto il “festival del fango” (padri che corrono – sempre mezzi nudi - nelle risaie infangate abbracciando i figli neonati per augurare loro un buon raccolto e una buona salute) ha molto più senso.
(da Tokyo - pubblicato su "A", marzo 2009)
(da Tokyo - pubblicato su "A", marzo 2009)
Mistero di un tour
Pensavo di sapere quasi tutto sul meraviglioso mondo dei viaggi organizzati alla giapponese (5 giorni, 4 città, 2340 foto, tour operator e ombrellini). Finché non mi sono imbattuto nei “Mistery Tour”. Stanchi di scegliere la vostra destinazione? Confusi perché proprio non sapete dove andare? Semplicemente troppo pigri per organizzare il vostro viaggio? I “Mistery Tour” fanno proprio al caso vostro. Basta comprare tramite agenzia un pacchetto “misterioso”, scegliendo tra diverse opzioni ma senza conoscere la destinazione finale. Si può optare tra “Asia” (circa 120 euro per 3 giorni), “Spiaggia” (200 euro, 4 giorni), perfino “Europa” (600 euro, 9 giorni). Il programma prevede (traduzione letterale) “Tokyo Narita - Da Qualche Parte – Tokyo Narita”. Se invece il tempo scarseggia e il coraggio di affrontare l’ignoto manca, meglio affidarsi al pacchetto “Giappone” (1 giorno, 20 euro) oppure rilassarsi con il pacchetto “Onsen” (il bagno termale tipico giapponese): una notte a meno di 60 euro colazione e cena comprese. A voi, esplorator di novelli lidi.
(da Tokyo - pubblicato su "A", marzo 2009)
(da Tokyo - pubblicato su "A", marzo 2009)
Cinesi sì, ma con i soldi
L’immigrazione clandestina in Giappone è un fenomeno che farebbe ridere qualsiasi ministro europeo: trovare un immigrato senza permesso di soggiorno è cosa rara, complice la (tradizionale) chiusura della società giapponese, che in certi casi colpisce anche i turisti. Un esempio? I cinesi. Al momento i visti turistici per visitatori provenienti dalla Cina sono dati solo a gruppi che vanno dalle 5 alle 40 persone, obbligatoriamente con guida al seguito. Oppure a piccoli gruppi familiari (2/3 persone) con un reddito annuale di 250.000 yuan o 3,3 milioni di yen, cioè più di 27.000 euro. Non so quanti turisti italiani potrebbero permettersi una vacanza in Giappone, se questo fosse applicato anche nei nostri confronti. Ad ogni modo, le cose stanno cambiando. Probilmente a causa della crisi, il governo sta finalmente prendendo in considerazione di permettere le visite “singole” anche per i cinesi. Sempre senza esagerare: sì al visto ma solo ai turisti che garantiscono certi "criteri di agiatezza", tra cui essere frequent flyer e possedere almeno una carta di credito. Viva la tolleranza del portafoglio.
(Febbraio '09)
(Febbraio '09)
lunedì 5 gennaio 2009
IO NON SONO COME VOI
Immaginatevi una specie di “gara di giochi di parole”, e che ogni anno una giuria si riunisca per consegnare un premio per le 10 migliori nuove espressioni direttamente a chi li ha inventate. Ora provate a pensare a un ex Primo Ministro che rifiuta di ritirare il riconoscimento perché in realtà il suo gioco di parole, ha confessato, “non era del tutto farina del mio sacco”. Benvenuti in Giappone, dove anche quest’anno sono state premiate le prime 10 espressioni più “cool”. Tra le migliori: “Arafo”, che sta per “donne around 40” (letta alla giapponese); “Geriragou” (“forti piogge improvvise”), coniata dalla società meteo “Weathernews”; “koki koreisha” (“l’ultimo palcoscenico dell’anziano”), espressione inventata da un ottantenne detentore del record di sprint nella competizione di Atletica per Anziani del Giappone. Dimenticavo la frase dell’ex Primo Ministro, che suona “Io sono diverso da voi”. Sapete quando l’ha usata? In una conferenza stampa il giorno delle sue dimissioni.
(da Tokyo, 3 dicembre, pubblicato sul primo numero del 2009 di "A")
(da Tokyo, 3 dicembre, pubblicato sul primo numero del 2009 di "A")
domenica 4 gennaio 2009
LINEA DIRETTA IBARAKI-SIBARI
Che cosa potranno mai avere in comune la cittadina di Sibari (frazione di Cassano allo Ionio, Calabria) e la prefettura di Ibaraki (nord di Tokyo, Giappone)? Certo non il numero di abitanti (intorno ai 5 mila la prima, più di 3 milioni la seconda) o le specialità culinarie (vino, olio e pesce per Sibari; riso, carne di maiale e radici per Ibaraki). Tanto meno la principale attrazione turistica (scavi archeologici contro tempio scintoista di Kashima). Cosa, allora?
L’imminente costruzione di un aeroporto completamente inutile. Apertura a marzo 2010, per un costo complessivo di circa 210 milioni di euro, per quello di Ibaraki, a 30 minuti di macchina dal “capoluogo” Mita e senza collegamenti ferroviari (Japan Airlines e ANA, che operano il 90% dei voli nel Paese, hanno già detto che non hanno la minima intenzione di usarlo). Già deciso anche il finanziamento regionale per il quarto aeroporto della Calabria, dove si sentiva la necessità di un hub per “aprire le porte all’Oriente” (assessore al Turismo dixit).
Devo capire come si dice “non ho parole” in giapponese.
(da Tokyo, 3 dicembre '08, pubblicato su "A" numero 51)
L’imminente costruzione di un aeroporto completamente inutile. Apertura a marzo 2010, per un costo complessivo di circa 210 milioni di euro, per quello di Ibaraki, a 30 minuti di macchina dal “capoluogo” Mita e senza collegamenti ferroviari (Japan Airlines e ANA, che operano il 90% dei voli nel Paese, hanno già detto che non hanno la minima intenzione di usarlo). Già deciso anche il finanziamento regionale per il quarto aeroporto della Calabria, dove si sentiva la necessità di un hub per “aprire le porte all’Oriente” (assessore al Turismo dixit).
Devo capire come si dice “non ho parole” in giapponese.
(da Tokyo, 3 dicembre '08, pubblicato su "A" numero 51)
venerdì 12 dicembre 2008
ALGHE SECCHE E PASTA AL SUGO
Se un paio d’anni fa qualcuno mi avesse detto che nel frigorifero di casa avrei tenuto, vicino al parmigiano e alle uova, delle alghe essiccate, l’avrei preso per matto. Ma non c’è niente da fare: la mia dieta, da quando sono in Giappone, è cambiata, e da qualche tempo mi sono addirittura lanciato nella cucina giapponese. Il proposito è semplice: copiare ciò che mangio a ristorante, aiutato da qualche ricetta trovata su internet e dai consigli di qualche amico. La cosa più difficile è scegliere gli ingredienti giusti, tra la miriade di prodotti incomprensibili stipati nei supermercati. Al momento l’unica cosa che sono riuscito a fare senza problemi sono i soba freddi (degli spaghetti sottili grigi dall’aspetto poco invitante ma davvero gustosi). La verità? Quando mi trovo davanti all’unico fornello elettrico di cui la mia cucina è dotata, il più delle volte opto per una carbonara o un piatto di pasta al pesto. La cartilagine o il fegato di pollo, così come il cervello di pesce crudo, è meglio provarli a ristorante.
(da Tokyo, Paolo Soldano - pubblicato su "A" numero 50)
(da Tokyo, Paolo Soldano - pubblicato su "A" numero 50)
giovedì 4 dicembre 2008
UN'ALBA DI TONNO E CAFFE'
Sabato mattina, ore 5:00. Mi sveglio dopo poche ore di sonno, gli occhi pesti. Macchina fotografica, sciarpa al collo, sono pronto. Sul vagone della metropolitana si confondono i personaggi della notte: ragazzine col trucco sfatto e gonne troppo corte, ubriachi, lavoratori addormentati. Le signore con fazzoletto al collo e gli uomini con stivaletti in gomma, cappellino e cesto in vimini salgono solo a un paio di fermate dalla mia destinazione: Tsukiji, uno dei mercati del pesce più grandi del mondo, ogni giorno più di 2.000 tonnellate di prodotti ittici venduti. Vasche con animali ancora vivi, minuscoli camioncini che sfrecciano (sta a te scansarti in tempo), gamberetti, ostriche, salmone… E poi l’asta del tonno, con decine di compratori che saggiano la qualità dei pesci surgelati e messi a terra senza testa né coda, con cartellini che indicano peso, qualità e provenienza. Nei piccoli ristoranti intorno a Tsukiji pare si possa gustare il sushi più buono del mondo. Alle sei di mattina non mi sembra il caso: opto per un caffè nero forte, torno a casa e mi rimetto a letto.
(da Tokyo, 14 novembre, pubblicato su "A" numero 49)
(da Tokyo, 14 novembre, pubblicato su "A" numero 49)
sabato 22 novembre 2008
VORREI SPOSARE UN MANGA
La notizia non poteva che provenire dal Giappone, terra sempre fertile di curiosità: un uomo, al secolo Taichi Takashita, ha lanciato dal sito “shomei” (“firmare”) una petizione online per legalizzare il matrimonio tra umani e personaggi dei fumetti. La sua idea? Raccogliere un milione di firme da consegnare al governo giapponese, in modo che il convolare a nozze con personaggi dei manga possa diventare realtà. “Non sono più interessato alla tridimensionalità” – ha scritto sul sito – “Vorrei diventare cittadino del mondo bidimensionale”. Ho passato una buona mezz’ora a leggere su internet i commenti dei tantissimi firmatari che hanno aderito all’iniziativa. Si passa dagli aspetti giuridici (“Se più persone si sposano con lo stesso personaggio, diventano una famiglia?”) a quelli tecnici (“Possono le ragazze sposarsi con personaggi femminili o i ragazzi sposarsi con quelli maschili?”). Ma quando ho letto la frase “Penso sia importante permettere alle persone di agire normalmente nel mondo dei manga”, ho pensato che forse era meglio spegnere e tornare alla realtà.
(da Tokyo, 5 novembre, pubblicato su "A" numero 47)
(da Tokyo, 5 novembre, pubblicato su "A" numero 47)
venerdì 14 novembre 2008
HO VISTO COSE CHE VOI UMANI...
Qualche amico dall’Italia comincia a chiedermi: “Ma non ti sei ancora stancato del Giappone?”. Beh, in un Paese in cui esiste l’annuale festival dell’urlo, durante il quale decine di persone possono sfogarsi gridando frasi come “Voglio mangiare riso sano!”; in cui è stato bandito il tradizionale “lancio dei cuscini” da parte del pubblico durante i tornei di sumo; in cui, nei quartieri popolari, ogni giorno alle 5 del pomeriggio suona una campana che segnala ai bambini di tornare a casa; in un Paese in cui, in molti “combini” (i convenience store, piccoli supermercati sparsi ovunque per la città) si trova il servizio di tintoria: inserisci il gettone nell’apposita macchinetta, lasci i tuoi abiti, la tintoria li prende, li lava e li riconsegna il giorno dopo; in un Paese in cui è stato battuto il record dello spiedino di pollo più lungo del mondo (21 metri) ed è stato calcolato che, in caso di un terremoto di 7,3 di magnitudo, a Tokyo ci sarebbero 810.000 persone alla disperata ricerca di un bagno; in un Paese così, come faccio a stancarmi?
(da Tokyo, 29 ottobre, pubblicato su "A" numero 46)
(da Tokyo, 29 ottobre, pubblicato su "A" numero 46)
venerdì 7 novembre 2008
MI ARRENDO AL KARAOKE
Qualcuno di voi si sarà forse chiesto perché, dopo quasi un anno e mezzo nella terra del Sol Levante, non ho mai parlato di uno dei pilastri della società giapponese, uno dei momenti imprescindibili della vita nipponica, un simbolo culturale e sociale senza il quale il già alto numero di suicidi probabilmente raddoppierebbe: sto parlando del karaoke, ovviamente. La verità, senza mezzi termini, è che l’ho sempre odiato: perché passare una serata in uno sgabuzzino di 9 metri quadri (perché questo sono i karaoke giapponesi) per sentir vociare conoscenti vari? Ad ogni modo, ho accettato l’invito di un amico. Quando mi ha rivelato che, oltre a un collega di lavoro, ci sarebbero stati niente poco di meno che suo padre, sua madre e sua nonna 85enne e per di piu’ sorda (che per inciso ha cantato vecchie hits giapponesi fino alle 2 del mattino scolandosi un paio di cocktail), non ho resistito. Una serata trionfale. Soprattutto quando, sulle note di Modugno e Mina, ho potuto esprimere tutto il mio estro canterino.
(da Tokyo, 23 ottobre, pubblicato su "A" numero 45)
(da Tokyo, 23 ottobre, pubblicato su "A" numero 45)
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