L’immigrazione clandestina in Giappone è un fenomeno che farebbe ridere qualsiasi ministro europeo: trovare un immigrato senza permesso di soggiorno è cosa rara, complice la (tradizionale) chiusura della società giapponese, che in certi casi colpisce anche i turisti. Un esempio? I cinesi. Al momento i visti turistici per visitatori provenienti dalla Cina sono dati solo a gruppi che vanno dalle 5 alle 40 persone, obbligatoriamente con guida al seguito. Oppure a piccoli gruppi familiari (2/3 persone) con un reddito annuale di 250.000 yuan o 3,3 milioni di yen, cioè più di 27.000 euro. Non so quanti turisti italiani potrebbero permettersi una vacanza in Giappone, se questo fosse applicato anche nei nostri confronti. Ad ogni modo, le cose stanno cambiando. Probilmente a causa della crisi, il governo sta finalmente prendendo in considerazione di permettere le visite “singole” anche per i cinesi. Sempre senza esagerare: sì al visto ma solo ai turisti che garantiscono certi "criteri di agiatezza", tra cui essere frequent flyer e possedere almeno una carta di credito. Viva la tolleranza del portafoglio.
(Febbraio '09)
domenica 22 marzo 2009
martedì 24 febbraio 2009
Sabbia Ovunque
Si fa presto a dire “l’isola di sabbia più grande del mondo”. Ma solo quando sbarchi, a Fraser Island, ti rendi conto che non capita tutti i giorni di avere sotto i piedi 123 chilometri per 22 di larghezza (nel punto più ampio) di sabbia. Se mai avrete occasione, ecco le 5 cose imperdibili da fare: un tour su un pulmino 4x4 di 40 posti rialzato da terra di un metro e mezzo (il mio era guidato dal ranger Chris); un bagno nelle acque del lago McKenkie, con l’acqua più cristallina (e la sabbia più fine) che abbia mai visto; una foto ai dingo, i cosiddetti “cani australiani”, una via di mezzo tra lupi e volpi ma meno cattivi e meno furbi (attenzione comunque a lasciare lo zaino incustodito con i vostri panini); una passeggiata nella foresta pluviale, possibilmente lungo uno dei torrenti dell’isola; una visita al relitto della nave Maheno, andata alla deriva nel 1935, completamente arrugginita ma ancora affascinante. Non credo proprio sia un caso che nella lingua degli aborigeni l’isola si chiami, semplicemente, “Paradiso”.
OUTBACK
L’Outback è quella parte centrale dell’Australia dove non ci sono che fattorie sparse qua e là (con vecchi forni a micro-onde come cassette delle lettere), miniere di carbone ancora attive e una miriade di meravigliosi paesaggi che si aprono a ogni chilometro che macini. L’unico modo per viverlo è affittare una macchina, meglio se 4x4, e cominciare a guidare senza sosta lungo le statali a corsie uniche. Ce ne sono solo quattro che tagliano l’Outback del Queensland da est a ovest: io ho percorso quella centrale, la Capricorn Highway, chiamata così perché segue il Tropico del Capricorno. Luoghi fuori dal tempo, con cittadine abitate da una manciata di persone, insegne dei negozi dipinte ancora a mano e stanze di motel che non hanno chiavi. Un paio di avvertimenti, oltre al fatto che c’è un benzinaio ogni 150 chilometri e molte strade sono sterrate: fate attenzione a canguri, struzzi o mucche che potrebbero tagliarvi la strada e ai “Road Train”, tir che possono arrivare ai 50 metri di lunghezza. Per il resto, il senso di libertà è assicurato.
domenica 8 febbraio 2009
Spiaggiati e felici
Brisbane è una città senza troppe pretese, dove non è difficile imbattersi in qualche pappagallo subtropicale appollaiato su un albero o frotte di coreani spaesati. Ideale per viverci (così mi ha detto un brisbanese doc originario dell’Olanda), certo non brillante dal punto di vista turistico. La parte migliore dove trascorrere la giornata è senz’altro South Bank, lungo il Brisbane River (viva la fantasia): centri culturali, musei, un conservatorio, un teatro d’opera, caffè, ristoranti, bar, immancabile ruota panoramica, cinema, università, perfino un mercatino all’aperto e (perché no?) una pagoda nepalese e la Suncorp Piazza (testuale). Il tutto aggrovigliato in pochi chilometri quadrati a pochi passi dal fiume. Camminavo entusiasta in una galleria di fiori viola con la mia macchina fotografica, e cosa mi trovo davanti? La Streets Beach. Proprio una spiaggia, con tanto di sabbia, bagnini, gabbiani e bambini sguazzanti nonostante la giornata grigia e qualche goccia di pioggia. Sotto i pantaloncini avevo il costume, ma non ce l’ho proprio fatta: io non sono un brisbanese doc.
(da Brisbane, Paolo Soldano - pubblicato su "A" numero 6/'09)
(da Brisbane, Paolo Soldano - pubblicato su "A" numero 6/'09)
sabato 24 gennaio 2009
Fallo dove vuoi. Ma non sulla metro
Please do it at home ("Per favore, fallo a casa") è la straordinaria "campagna delle buone maniere" iniziata ad aprile dell'anno scorso dalla Tokyo Metro Corporation, società che gestisce 9 linee della metropolitana di Tokyo.Ogni mese un nuovo manifesto invade stazioni e banchine: si va dal non parlare al telefonino al non truccarsi, dal non stravaccarsi sul sedile al non usare l'ombrello come mazza da golf, dal non ascoltare la musica a volume troppo alto al non cercare di prendere la metro quando le porte si stanno per chiudere. La grafica è semplice e il messaggio ben evidente: per favore fallo a casa, al bar, in montagna, sulla spiaggia, su un campo da golf. Ma non in metropolitana. Sempre lo stesso signore (l'occhio del Grande Fratello) fa da spettatore: guarda, sopporta e tace. Ma giudica in modo categorico. Eccolo qui, il Giappone: tanto accogliente quanto inflessi
Ma è proprio vero che i giapponesi non sanno come comportarsi in metropolitana? Se lasciamo perdere chi si eccita facendo la mano morta durante il sovraffollamento mattutino (e che ha portato all'istituzione della carrozza riservata, fino alle 9:30, alle donne), non si può certo dire che sui vagoni si respiri un'atmosfera così selvaggia come i manifesti lasciano intendere. È vero: ragazzine che si truccano, ubriachi ondeggianti sull'ultimo treno di mezzanotte ed esagitati che ascoltano musica ad alto volume ci sono, ma in una metropoli che conta più di 12 milioni di abitanti (e dove comunque il tasso di criminalità è tra i più bassi al mondo) ci si aspetterebbe ben di peggio. Ad ogni modo, la campagna durerà fino a marzo, sperando che "l'etichetta metropolitana" dia i suoi frutti.
(da Tokyo, Paolo Soldano - pubblicato su "A")
lunedì 5 gennaio 2009
IO NON SONO COME VOI
Immaginatevi una specie di “gara di giochi di parole”, e che ogni anno una giuria si riunisca per consegnare un premio per le 10 migliori nuove espressioni direttamente a chi li ha inventate. Ora provate a pensare a un ex Primo Ministro che rifiuta di ritirare il riconoscimento perché in realtà il suo gioco di parole, ha confessato, “non era del tutto farina del mio sacco”. Benvenuti in Giappone, dove anche quest’anno sono state premiate le prime 10 espressioni più “cool”. Tra le migliori: “Arafo”, che sta per “donne around 40” (letta alla giapponese); “Geriragou” (“forti piogge improvvise”), coniata dalla società meteo “Weathernews”; “koki koreisha” (“l’ultimo palcoscenico dell’anziano”), espressione inventata da un ottantenne detentore del record di sprint nella competizione di Atletica per Anziani del Giappone. Dimenticavo la frase dell’ex Primo Ministro, che suona “Io sono diverso da voi”. Sapete quando l’ha usata? In una conferenza stampa il giorno delle sue dimissioni.
(da Tokyo, 3 dicembre, pubblicato sul primo numero del 2009 di "A")
(da Tokyo, 3 dicembre, pubblicato sul primo numero del 2009 di "A")
domenica 4 gennaio 2009
LINEA DIRETTA IBARAKI-SIBARI
Che cosa potranno mai avere in comune la cittadina di Sibari (frazione di Cassano allo Ionio, Calabria) e la prefettura di Ibaraki (nord di Tokyo, Giappone)? Certo non il numero di abitanti (intorno ai 5 mila la prima, più di 3 milioni la seconda) o le specialità culinarie (vino, olio e pesce per Sibari; riso, carne di maiale e radici per Ibaraki). Tanto meno la principale attrazione turistica (scavi archeologici contro tempio scintoista di Kashima). Cosa, allora?
L’imminente costruzione di un aeroporto completamente inutile. Apertura a marzo 2010, per un costo complessivo di circa 210 milioni di euro, per quello di Ibaraki, a 30 minuti di macchina dal “capoluogo” Mita e senza collegamenti ferroviari (Japan Airlines e ANA, che operano il 90% dei voli nel Paese, hanno già detto che non hanno la minima intenzione di usarlo). Già deciso anche il finanziamento regionale per il quarto aeroporto della Calabria, dove si sentiva la necessità di un hub per “aprire le porte all’Oriente” (assessore al Turismo dixit).
Devo capire come si dice “non ho parole” in giapponese.
(da Tokyo, 3 dicembre '08, pubblicato su "A" numero 51)
L’imminente costruzione di un aeroporto completamente inutile. Apertura a marzo 2010, per un costo complessivo di circa 210 milioni di euro, per quello di Ibaraki, a 30 minuti di macchina dal “capoluogo” Mita e senza collegamenti ferroviari (Japan Airlines e ANA, che operano il 90% dei voli nel Paese, hanno già detto che non hanno la minima intenzione di usarlo). Già deciso anche il finanziamento regionale per il quarto aeroporto della Calabria, dove si sentiva la necessità di un hub per “aprire le porte all’Oriente” (assessore al Turismo dixit).
Devo capire come si dice “non ho parole” in giapponese.
(da Tokyo, 3 dicembre '08, pubblicato su "A" numero 51)
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